Una delle percezioni più diffuse dai cittadini di paese è quella di essere immuni dalle più comuni problematiche sociali diffuse nelle grandi città: criminalità, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, povertà ed emarginazione. La storia di Claudio, il senzatetto che da due mesi dorme in piazza Filopanti a Budrio, è la dimostrazione che non è così. Che la vita può cambiare di punto in bianco, senza avvertire.
CLAUDIO, IL CLOCHARD CHE HA PERSO TUTTO
Le piccole isole felici di periferia, spesso, vivono nella tranquillità della vita quotidiana non domandandosi se e quando certe questioni le coinvolgeranno. Ma negli anni della crisi e della ridefinizione degli stili di vita, il rischio di perdere tutto e di ritrovarsi senza più prospettive è diventato per molti un timore diffuso. E’ quello che è successo a Claudio, un budriese di 58 anni che, in poco tempo, si è trovato senza un lavoro, senza casa e in cagionevoli condizioni di salute. Lo incontriamo seduto su una panchina di Piazza Filopanti, un pomeriggio come tanti; nel luogo dove da novembre passa le notti al freddo e le giornate a chiedere al Comune e alle Istituzioni di ridargli uno spazio, una dignità, nella società dei budriesi.
LA RABBIA NEL CUORE
La situazione di Claudio è diversa da quella di molte persone senza fissa dimora che non hanno voglia di parlare e che pretendono solo un contributo per sopravvivere. Lui, al contrario, ha una gran voglia di raccontare la rabbia che ha dentro.
Parlare con lui è come proferire con la persona più accomodata nel paese: la sua lucidità e fuori discussione, così come la sua caparbietà nell’esprimere le sue ragioni e i motivi della sua “ribellione”. Sì, ribellione, perché quella panchina davanti al Comune è per lui l’unico luogo dove chiedere giustizia per i soprusi ricevuti nella vita.
LA STORIA CHE CI RACCONTA
Claudio lavora per la ditta Fontana di Bologna, quando decide di mettersi in proprio in paese aprendo un magazzino per la raccolta di materiali ferrosi. La situazione personale però non è facile: viene a mancare la sua compagna e le sue condizioni di salute non sono delle migliori. A seguito di un infarto passa un lungo periodo in ospedale, durante il quale viene sfrattato dalla casa in cui abita. Sottoposto a diversi procedimenti giudiziari viene condannato per vilipendio al Capo dello Stato e finisce in carcere.
Nel marzo 2012 si trova nuovamente senza casa e senza soldi, con più infarti alle spalle e una invalidità – dice – al 67%. Decide, allora, di rivolgersi al servizio sociale di Bologna, e dopo una visita presso il servizio psichiatrico gli viene proposto di sistemarsi in uno dei dormitori della città. Claudio però rifiuta. Ha già vissuto in queste strutture e le considera luoghi di degrado, pericolosi per la sua debole salute, in quanto troppo esposti a rischi e a frequenti risse. Dannosi, inoltre, per la sua volontà di reinserirsi socialmente nella vita della sua Budrio. E così torna in paese.
LA BATTAGLIA CONTRO LE ISTITUZIONI
Dalla panchina di Piazza Filopanti inizia la battaglia per vedere riconosciuti i suoi diritti di cittadino. Chiede aiuto per la ricerca di una stanza, una borsa lavoro per reinserirsi lavorativamente, un sostegno per le spese mediche e i controlli in Ospedale. Dice di aver ricevuto dal Comune di Budrio alcune proposte in merito a una sistemazione abitativa, quali l’ipotesi di tornare al dormitorio, poi il sostegno economico per una stanza a Malalbergo.
Ma Claudio rifiuta: vuole restare a Budrio, non vuole isolarsi, né darla vinta a chi lo vorrebbe lontano dal paese. Anche i sussidi, ricevuti in diversi periodi, sono – per lui – un palliativo inutile. Non vuole un’assistenza provvisoria, ma una borsa lavoro e la possibilità di non gravare sullo Stato e sul Comune di Budrio.
LA GIORNATA DA CLOCHARD
Per Claudio vivere su una panchina all’aperto è il male minore. “Non è diverso – dice – rispetto a tante altre panchine a Bologna. Forse, queste – sorride – sono solo un pò più scomode”. Nonostante, nel tempo, si sia attrezzato con cartoni e materassini per rendere il sonno meno doloroso, ha poi accettato un sacco a pelo resistente alle basse temperature, offerto dalla protezione civile. Intorno a lui, poca roba. Claudio è molto ordinato: quel che gli serve è tutto sulla panchina, come un libro di rompicapi per passarsi i pomeriggi. Durante la giornata capita che entri nei bar del centro per un caffè “che paga sempre” – dicono gli esercenti. Inizialmente, ci racconta Claudio, in molti sono rimasti sorpresi, quasi con diffidenza, dal vederlo accomodato su una panchina: non è cosa comune, a Budrio, trovare in piazza persone che dormono in piazza. Ma poi, è arrivato l’affetto. Rispetto a Bologna, i budriesi si sono aperti con lui: alcuni si fermano a parlare, a chiedere notizie sulla sua salute, a lasciargli qualche spicciolo. Il più delle volte sono loro stessi a portargli cibo e pietanze rimanenti. “C’è una cara persona che mi ha preso in simpatia e mi porta spesso delle buonissime tagliatelle al ragù: roba – scherza – da non andar più via di qua!”. Anche le associazioni di paese si sono mobilitate, come la Caritas di Budrio e la stessa parrocchia di San Lorenzo, attraverso il supporto di Fra Benito. Per Claudio, rimane il problema di dove andare per adempiere ai bisogni quotidiani, visto che – ci racconta – “il Comune ha chiuso i bagni del pian terreno, per evitare che usufruissi dei servizi”. Per questo, il più delle volte, si rivolge direttamente all’ospedale. Solo nei weekend si rifugia al dormitorio di Bologna, per la doccia settimanale.
PIERINI: “DORME IN STRADA PER SUA SCELTA”
Claudio ha destinato al sindaco di Budrio gran parte delle sue proteste. Su un cartello, affisso alla panchina, ha scritto: “Compagno Stalin, la libertà di parola e di dialogo è democrazia”. Giulio Pierini si dice preoccupato per la sua salute, visto anche l’arrivo dell’inverno, ma esclude responsabilità del Comune sulla vicenda: “Nessuno a Budrio dorme in strada se non per la propria volontà personale. I nostri servizi sono sempre attivi e costantemente in grado di risolvere situazioni di emergenza abitativa. Dispiace che, da diverse settimane – dice – una persona abbia scelto di vivere all’aperto, senza accettare le diverse soluzioni di accoglienza e abitative. Con l’arrivo del freddo si accentua ulteriormente la nostra preoccupazione per la salute di questo cittadino che evidentemente viene messa a repentaglio dalla sua stessa condotta”. Al Sindaco ha fatto eco l’assessore alle politiche sociali Luisa Cigognetti: “Non c’è nessun modo di costringerlo a fare quello che non vuole”.
LA COLLETTA E IL VIAGGIO A STRASBURGO
Ma Claudio non è un uomo che si rassegna. Troppa sofferenza l’ha colpito in passato – ci racconta – quando non è stato aiutato “nemmeno a pagarsi le medicine”. E la sua accusa più feroce la riserva proprio a ai servizi sociali che – dice – “si sono mossi solo quando ho deciso di mettere da parte la vergogna e mi sono mostrato in piazza ai cittadini”. E poi la rabbia verso un sistema, il nostro mondo, incapace di affrontare la moltitudine di situazioni come la sua. Anche per questo, in settimana partirà per Strasburgo, per recarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In quella sede continuano i suoi procedimenti giudiziari, per i quali chiede giustizia e riscatto. Prenderà un treno proprio oggi, grazie al contributo dei budriesi del gruppo “Sei di Budrio, se” che hanno lanciato l’iniziativa di colletta presso gli esercenti commerciali.
“Chiunque può fare la mia fine” – dice – “ma ancora pochi se ne rendono conto”. Nei suoi occhi e nelle sue parole c’è il rimpianto degli anni in cui il divertimento era il suo primo pensiero e tutti vivevano senza troppe preoccupazioni, senza rendersi conto che la povertà e l’emarginazione avrebbero colpito anche le realtà più solide economicamente e socialmente, come le nostre terre.
Ma la vita è trascorsa, con le sue vicende, i suoi fallimenti e i suoi errori. “Ora voglio solo che i miei diritti vengano rispettati – dice – e non mollerò finchè non avrò avuto giustizia”.
Petra Crociati e Andrea Farina
“immuni dalle problematiche sociali”??? Sinceramente non me n’ero accorto…….
La gente e le istituzioni si mobilitano se sei una persona straniera, ma se sei italiano, e magari hai anche lavorato tutta la vita, molto spesso rimani isolato.
Questa volta mi schiero totalmente senza se e senza ma dalla parte del Sindaco.
E’ poi comico che i budriesi, credendo di aiutarlo, paghino il viaggio a Strasburgo ad uno che è stato in carcere per vilipendio al Presidente della Repubblica. Se ha bisogno di un aiuto diamoglielo volentieri, ma si dia una mossa ad accettarlo.
E’ una storia triste e credo che situazioni come questa ce ne siano anche in altri comuni. Non vedo però le istituzioni mobilitarsi con quelle persone che chiedono l’Euro alla Coop quando torni alla macchina dopo aver fatto la spesa. Non voglio polemizzare con Paolo ma credo che il problema dei Servizi Sociali si un problema generale indipendentemente dalla nazionalità di questi POVERI…la politica si sta concentrando sul modello di legge elettorale…e i comuni continuano ad avere sempre meno soldi per i Servizi alla Persona..questo è il problema più grave di questi tempi a cui nessuno ( a mio modesto parere) sta dando una risposta seria.
Quello che più mi fa arrabbiare leggendo l’articolo sono le righe: il Comune ha chiuso i bagni del pian terreno, per evitare che usufruissi dei servizi.
Ecco come le nostre istituzioni potrebbero, ma non lo fanno, aiutare con un piccolo gesto e con una semplice concessione, persone che in passato hanno sempre pagato le tasse e sono li a protestare in modo pacifico ed educato.
Ormai sono gli stranieri senza permesso di soggiorno o gli immigrati coloro che hanno più diritto degli italiani.
Qui ci sarebbe da chiedersi se uno che offende l’Italia meriti più aiuto di uno straniero che qui ci è nato e si sente italiano nell’anima, mah…è vero che è una persona sfortunata ma come lui ce ne sono tanti, senza lavoro, che faticano a pagare l’affitto e le spese mediche (ma poi perchè, uno come lui non ha l’esenzione?). Dall’articolo pare che aiuti ne abbia anche avuti diversi, e se dorme in strada è perchè le soluzioni proposte non gli vanno bene, non pensate che esageri un pò? Forse avrebbe bisogno di uno psicologo prima di tutto.
Come cittadina di Budrio non mi sento rappresentata “dall’essere immune dalle problematiche sociali” .
Questo vuol dire non essersi mai affacciati neanche alla porta delle due Caritas presenti nel nostro paese , San Lorenzo e Pieve di Budrio, non sapere che esiste il SAV (servizio accoglienza alla vita e poi ai neonati e loro madri), Casa S.Agata, famiglie accoglienti ed altre realtà di accoglienza e aiuto. Vuol dire “non essere di Budrio” parafrasando il noto blog su facebook. La storia di Claudio nella sua unicità è purtroppo uguale a tante altre conosciute dagli operatori.
Ma come cavolo si fa a non trovare una sistemazione decente per 1 (Una) Persona???
Yoghi, dici che dalle centinaia di migliaia di euro che ci bidoni con la tua demenziale raccolta differenziata, non salta fuori un piccolo contributo per un Uomo?